venerdì 29 marzo 2013

Solidarietà Cittadina cresce e diventa lista civica

Le ragioni alla base della scelta di Solidarietà Cittadina di impegnarsi in maniera concreta per il cambiamento.
“Non ci si improvvisa. Ci vuole una certa predisposizione alla scomodità”. “Te ne accorgi da come viene spontaneo prendere la strada più difficile, quella che ti regalerà sudate soddisfazioni e poca remunerazione.

E così è sempre stato: nelle scelte di vita, nella professione, nelle relazioni, all'insegna del principio secondo il quale cambiare le cose si può, si deve ed è necessario e giusto.
Così è stato, ad esempio, negli anni in cui ci siamo contrapposti fortemente a una certa idea di gestione del territorio. Si combatteva contro la scellerata individuazione delle zone PEEP, contro l'utilizzo improprio del programma integrato, trasformato da strumento di riqualificazione di aree urbane degradate in astuto éscamotage per realizzare di tutto ovunque, in deroga al piano regolatore e in molti casi alle più elementari regole del buon senso, come nel caso della valle dell'Arcionello: sì, abbiamo combattuto anche per il suo recupero, quando alcuni odierni cultori della bellezza redigevano progetti per cementificarla.
Questo è un momento particolarissimo e delicato della nostra storia. La politica, o almeno ciò che in questi anni ci è stata propinata per tale, ha stancato molti cittadini e indotto molte crisi di identità.
Le ultime elezioni ci hanno restituito l'immagine di un'Italia impoverita, per certi versi imbarbarita, ma in gran parte desiderosa di cambiamento, malgrado non riesca ancora a percepirsi quel comune sentire che è alla base dei mutamenti sociali più importanti; o forse, se pure esiste, non è ancora idoneamente rappresentato.
Ma è pur sempre un primo passo.
Non sottovalutiamolo, anzi facciamo sì che questo pensiero prenda progressivamente forma e si arricchisca di contenuti divenendo azione concreta, grazie all'apporto di un numero sempre crescente di persone.
Ci si prospetta a breve un'altra importante opportunità fornita dalle elezioni comunali: proviamo allora a ripartire da noi, dai nostri luoghi.
Sarebbe un buon inizio tornare a pensare alla città come a un bene di tutti, da valorizzare e tutelare mediante azioni improntate sempre e rigorosamente alla corretta gestione della cosa pubblica e al bene comune.
Per fare questo non è necessario uno tsunami, né un uragano.
Il cambiamento è aria pulita, è un soffio di vento. Niente macerie, nessun danno a persone o cose: ci vogliono trasparenza e grande onestà intellettuale.
Pubblicizzare l'allestimento di un museo dei conclavi mentre il nostro museo civico, allestito da Franco Minissi, è ancora in parte inagibile, e il centro storico, seriamente degradato nel suo tessuto edilizio e sociale, viene quotidianamente oltraggiato da una viabilità tutta da ripensare, non è tendere al bene comune e non ha neanche valore simbolico: è soltanto una forma, maldestra, di captatio benevolentiae effettuata da chi non ha sufficientemente chiare le emergenze primarie della città.
Allo stesso modo gli stati generali della cultura, ora qui invocati col consueto cronico ritardo mentre è ancora viva l'eco delle critiche mosse all'analoga iniziativa promossa dall'Istituto dell'enciclopedia italiana e dal Sole 24ore, non bastano a garantire l'opportunità di certe scelte.
Occorre essere - e non dirsi - competenti. Non improvvisiamo, non scherziamo più. Non è più il tempo.
Occorre lavorare seriamente al rilancio dell'economia attraverso il recupero e la valorizzazione del nostro patrimonio storico artistico. Occorre istituire, di concerto con le strutture esistenti sul territorio, centri di formazione e di avviamento al lavoro nel settore edile e artigianale, con particolare attenzione alle tecniche tradizionali, per giovani inoccupati.
 Dobbiamo cambiare il modo di gestire e pianificare il territorio, approntando strumenti nuovi ed aggiornati sulla base delle esigenze reali della città, quelle attuali e quelle future.
 Dobbiamo puntare al valore delle prestazioni: dei servizi, delle strutture ricettive, dell'offerta culturale, dell'architettura. Dobbiamo riabituarci a pretendere la qualità.
Solo in questo modo potremo riappropriarci della nostra dignità di cittadini e di persone.”

Per Solidarietà Cittadina
Daniele Cario.

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