Solidarietà Cittadina cresce e diventa lista civica
Le
ragioni alla base della scelta di Solidarietà Cittadina di impegnarsi in
maniera concreta per il cambiamento.
“Non
ci si improvvisa. Ci vuole una certa predisposizione alla scomodità”. “Te ne
accorgi da come viene spontaneo prendere la strada più difficile, quella che ti
regalerà sudate soddisfazioni e poca remunerazione.
E
così è sempre stato: nelle scelte di vita, nella professione, nelle relazioni,
all'insegna del principio secondo il quale cambiare le cose si può, si deve ed
è necessario e giusto.
Così
è stato, ad esempio, negli anni in cui ci siamo contrapposti fortemente a una
certa idea di gestione del territorio. Si combatteva contro la scellerata
individuazione delle zone PEEP, contro l'utilizzo improprio del programma
integrato, trasformato da strumento di riqualificazione di aree urbane
degradate in astuto éscamotage per
realizzare di tutto ovunque, in deroga al piano regolatore e in molti casi alle
più elementari regole del buon senso, come nel caso della valle
dell'Arcionello: sì, abbiamo combattuto anche per il suo recupero, quando
alcuni odierni cultori della bellezza redigevano progetti per cementificarla.
Questo
è un momento particolarissimo e delicato della nostra storia. La politica, o
almeno ciò che in questi anni ci è stata propinata per tale, ha stancato molti
cittadini e indotto molte crisi di identità.
Le
ultime elezioni ci hanno restituito l'immagine di un'Italia impoverita, per
certi versi imbarbarita, ma in gran parte desiderosa di cambiamento, malgrado
non riesca ancora a percepirsi quel comune sentire che è alla base dei
mutamenti sociali più importanti; o forse, se pure esiste, non è ancora
idoneamente rappresentato.
Ma è
pur sempre un primo passo.
Non
sottovalutiamolo, anzi facciamo sì che questo pensiero prenda progressivamente
forma e si arricchisca di contenuti divenendo azione concreta, grazie
all'apporto di un numero sempre crescente di persone.
Ci si prospetta a breve
un'altra importante opportunità fornita dalle elezioni comunali: proviamo
allora a ripartire da noi, dai nostri luoghi.
Sarebbe
un buon inizio tornare a pensare alla città come a un bene di tutti, da
valorizzare e tutelare mediante azioni improntate sempre e rigorosamente alla
corretta gestione della cosa pubblica e al bene comune.
Per
fare questo non è necessario uno tsunami, né un uragano.
Il
cambiamento è aria pulita, è un soffio di vento. Niente macerie, nessun danno a
persone o cose: ci vogliono trasparenza e grande onestà intellettuale.
Pubblicizzare
l'allestimento di un museo dei conclavi mentre il nostro museo civico,
allestito da Franco Minissi, è ancora in parte inagibile, e il centro storico,
seriamente degradato nel suo tessuto edilizio e sociale, viene quotidianamente
oltraggiato da una viabilità tutta da ripensare, non è tendere al bene comune e
non ha neanche valore simbolico: è soltanto una forma, maldestra, di captatio benevolentiae effettuata da chi
non ha sufficientemente chiare le emergenze primarie della città.
Allo
stesso modo gli stati generali della cultura, ora qui invocati col consueto
cronico ritardo mentre è ancora viva l'eco delle critiche mosse all'analoga
iniziativa promossa dall'Istituto dell'enciclopedia italiana e dal Sole 24ore,
non bastano a garantire l'opportunità di certe scelte.
Occorre
essere - e non dirsi - competenti. Non improvvisiamo, non scherziamo più. Non è
più il tempo.
Occorre lavorare seriamente al rilancio dell'economia
attraverso il recupero e la valorizzazione del nostro patrimonio storico
artistico. Occorre istituire, di concerto con le strutture esistenti sul
territorio, centri di formazione e di avviamento al lavoro nel settore edile e
artigianale, con particolare attenzione alle tecniche tradizionali, per giovani
inoccupati.
Dobbiamo cambiare il
modo di gestire e pianificare il territorio, approntando strumenti nuovi ed
aggiornati sulla base delle esigenze reali della città, quelle attuali e quelle
future.
Dobbiamo puntare al
valore delle prestazioni: dei servizi, delle strutture ricettive, dell'offerta
culturale, dell'architettura. Dobbiamo riabituarci a pretendere la qualità.
Solo in questo modo potremo riappropriarci della nostra
dignità di cittadini e di persone.”
Per Solidarietà Cittadina
Daniele Cario.
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