mercoledì 3 aprile 2013


In risposta all'articolo pubblicato su tusciaweb:

Gentilissimo e ignaro collega,

mi accingo a risponderti dopo essere stato sollecitato da moltissime persone le quali, conoscendomi, sanno bene che è sempre stato mio costume esprimere la mia personale opinione e, perché no, all’occorrenza polemizzare in merito a vicende che riguardino l’architettura e l’urbanistica della nostra città, nella ferma convinzione che un dibattito aperto e leale sia sempre costruttivo.
Quindi, proprio perché sono abituato ad essere leale , vorrei ti fosse chiaro in primo luogo come, non avendo mai avuto interessi da difendere, io non abbia mai operato distinzioni, come tu hai affermato con notevole leggerezza, tra il cemento ‘buono’ degli amici e quello ‘cattivo’ degli altri.
Da uomo libero e da architetto quale sono, l’unica distinzione che mi sento in grado di effettuare in questo senso è quella tra buona e cattiva architettura. E scusa se è poco.
A questo proposito ti faccio presente che la ‘lettura’ di un  progetto si presta a diverse interpretazioni, e non è detto che quella giusta sia proprio la tua…: nel caso dell’Arcionello, per me, come per le associazioni ambientaliste e i ‘liberi pensatori’ impegnati a tutela dell’area, quella che tu definisci “un’ipotesi di sviluppo sostenibile” (riferendoti, spero, alla successiva e notevolmente ridimensionata versione del piano), si sarebbe concretizzata nella distruzione dell’unico tratto dell’Urcionio rimasto incontaminato.
Rammenterai che il “fosso da risanare” (secondo il termine squisitamente coniato dall’allora assessore all’urbanistica Fracassini), già soggetto a vincolo di tutela ai sensi delle leggi 1497/39 e 431/85 e successivamente dal Codice dei beni culturali, era incluso in un programma integrato di intervento che prevedeva 154.000 metri cubi di edificato (cemento buono, devo supporre?) su 24 ettari di superficie da via Genova al fosso Luparo.
Il piano fu discusso nella seduta consiliare del 17 luglio 2003 insieme a quello di s. Lazzaro e all’individuazione delle nuove zone PEEP di s. Barbara, ponte dell’Elce e Acquabianca: queste ultime sono tuttora oggetto di dure critiche e di dissensi sia da parte degli operatori che delle associazioni di categoria.
            Ti consiglio di leggere con la dovuta attenzione tutti i numerosi articoli su questi e su altri temi attinenti la gestione del nostro territorio scritti dal consiglio dell’Ordine, e le relative risposte fornite dagli interlocutori di turno.
Mi chiedi dove fossi quando venivano perpetrati certi scempi.
Ti ricordo che dal 2000 al 2009 il mio personale impegno come presidente dell’Ordine degli Architetti, e quello del Consiglio che mi ha affiancato, è stato anche quello di effettuare un monitoraggio attivo delle iniziative in atto sul territorio, schierandomi contro le scelte scellerate dell’amministrazione, contro operazioni ritenute non corrette, contro l’urbanistica attuata per episodi in assenza di uno strumento di indirizzo pianificatorio aggiornato ed efficace.
Mi sono impegnato in prima persona e con me molti colleghi: con alcuni di loro ho condiviso battaglie, con altri mi sono confrontato duramente. Tu non eri né tra gli uni, né tra gli altri. Forse è questa la ragione della tua memoria labile.
Non credo di dover aggiungere molto altro. Del resto, come è evidente, le tue argomentazioni sono scarsine: una maggiore onestà intellettuale avrebbe tanto giovato sia ai contenuti che allo stile.
Un’ultima, doverosa considerazione in merito alla tua lunga frequentazione con la bellezza: sfortunatamente, la poca dimestichezza che ho con l’ambito specialistico delle tue pubblicazioni non mi consente di esprimermi.Ti invito in compenso a visitare il mio sito web
            Cordialmente,
                                               Daniele Cario

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