lunedì 22 aprile 2013


Gli ultimi colpi di coda di un’amministrazione fallimentare

Stanno tentando di mettere le mani su quel che resta di un Comune trascinato allo sbando da cinque anni, senza considerare i precedenti 15 amministrati dalla medesima coalizione di centrodestra.

Vorrei provare a tracciare un bilancio di questo periodo di colpevole ed inesistente amministrazione.

Hanno vinto le passate elezioni comunali promettendo un mirabolante aeroporto, che fortunatamente si è palesato solo come una clamorosa bugia; dico fortunatamente perché sarebbe stato solo fonte di inquinamento, con conseguenze irreparabili in termini di impatto ambientale. Lo sbandierato ‘ritorno’ sociale ed economico per la città non sarebbe valso quanto la contropartita: la compromissione di un territorio di rilevante valore paesaggistico e l’abbandono di qualsiasi possibilità di riqualificazione della zona termale.
Hanno promesso, cinque anni fa, dearsenificatori per rendere potabile l’acqua avvelenata dall’arsenico.
Li stiamo ancora aspettando. Intanto, i Viterbesi continuano ad ammalarsi di tumore e a morire per questo: i dati a questo riguardo mostrano una percentuale di incidenza che nella nostra zona raggiunge livelli molto più elevati che altrove. Ma questo sembra non interessare il nostro primo cittadino, che intervistato si trincera dietro un signorile “Ma chi ce li dà i soldi?”, affermando di non avere competenza né responsabilità al riguardo.
È bene rammentare al sig. Marini, che in quanto sindaco ricopre il ruolo di tutore della salute pubblica, che molte sarebbero state le cose che avrebbe potuto fare, anche nella sua posizione di non responsabilità, per fornire soluzioni a questo problema. 
A titolo di esempio, si sarebbe potuto proporre nel ruolo di coordinatore – chi meglio di un sindaco? – per avviare un tavolo di trattativa e di confronto con Talete, amministrazione provinciale, regione e università per trovare soluzioni alternative agli impianti di dearsenificazione, caratterizzati da costi notevoli di gestione, e nell’immediato per apportare una significativa decurtazione al prezzo dell’acqua.
Qualora questi avessero fatto orecchie da mercante, il sindaco avrebbe avuto facoltà di mettere in mora per inadempienza Provincia e Regione. Il sig. Marini non lo ha mai fatto. Forse perché si trattava di componenti del medesimo raggruppamento politico, o forse perché il primo inadempiente era proprio lui.
Chissà in che modo saranno stati impiegati i fondi che prima delle elezioni venivano dichiarati essere disponibili: forse in una delle molteplici iniziative intraprese dal sig. Fiorito.
Un sindaco che ‘si accorge’ che la sua città è dilaniata dall’emergenza solamente il primo gennaio 2013, un giorno dopo la scadenza della proroga della Comunità Economica Europea sulla quantità massima di arsenico ammessa nell’acqua potabile, emanando un’ordinanza di divieto assoluto di uso per scopi alimentari dell’acqua che ci viene erogata dall’acquedotto, considerata potabile fino al 31 dicembre 2012, dovrebbe solamente vergognarsi.
Lui era perfettamente a conoscenza da decenni dei danni che l’arsenico provoca alla salute delle persone, consapevole che il suo menefreghismo e/o la sua incapacità hanno certamente contribuito a creare sofferenza e morte, ribadisco morte.
Solamente per questo motivo il sig. Marini, che dovrebbe sentirsi moralmente obbligato a dare le dimissioni, continua invece ad organizzare le ultime incursioni, alla scadenza del suo mandato, con il tentativo di far passare il piano di rischio di un aeroporto inesistente; affrettandosi a nominare i nuovi componenti delle commissioni tecniche interne al comune, che buon senso e correttezza avrebbero suggerito di lasciare di competenza alla nuova amministrazione che verrà.
Continua, sempre alla fine del suo mandato, ad aggiudicare appalti ventennali per la gestione della pubblica illuminazione, obbligando qualsiasi altra futura amministrazione a sottostare alle sue scelte.
Appalto, questo, al quale hanno partecipato due sole ditte, ma che comunque non avrebbero potuto partecipare oltre le sette o otto , visto il particolare bando di gara.
Hanno continuato a bandire gare per il recupero della Valle di Faul, negli ultimi giorni del loro mandato, continuando ad usare il solito criterio: interventi slegati da un qualsiasi progetto unitario e nel più completo disinteresse per la città storica, che non ha mai visto redigersi un piano di recupero.
Per le grandi opere, quelle destinate ad avere un impatto importante su un territorio di grande valore paesaggistico e pregevolissimo sotto il profili storico artistico, non è stato mai fatto uso di concorsi di idee, nazionali o internazionali, o di appalti concorso.
Non si è voluto redigere il nuovo Piano Urbanistico Comunale Generale (ex P.R.G.), ad oltre trenta anni dall’approvazione del vecchio strumento ancora in vigore, malgrado siano già stati spesi migliaia di euro per uno studio preliminare commissionato ad un gruppo di saggi.
E’ molto più comodo non avere linee guida a cui attenersi per la crescita e lo sviluppo della città, è ancora più comodo avere le mani libere per approvare piani da realizzare dove fa più comodo agli amici o agli amici degli amici, caricando sulle spalle dei cittadini i costi di queste scelte (vedi Acqua Bianca o Sbarri).
E’ più conveniente svendere il patrimonio pubblico per ripianare i buchi di bilancio provocati da una pessima gestione economica, con i più sinceri ringraziamenti dei nuovi acquirenti (vedi avviso pubblico di luglio 2012): forse sarebbe stato meglio rinunciare a qualche onerosa consulenza.
E’ molto più facile, come proposto dal sig. Marini, demolire il complesso delle ex Terme INPS (bene soggetto a tutela) contemporaneamente consentendo a chi vorrà gestire il tutto di usufruire di un incremento di cubatura, piuttosto che predisporre un piano di riassetto generale dell’intero sistema termale, come da noi auspicato nel programma e nella lettera aperta inviata al sig. Marini qualche tempo fa, dove lo avremmo ringraziato se fosse tornato a fare il suo lavoro e avesse smesso di occuparsi di politica.
Visto che non ha voluto seguire il nostro consiglio, saremmo veramente contenti se con un gesto di ritrovato orgoglio fossero gli stessi viterbesi a decretare il suo definitivo allontanamento.
Nella memoria dei suoi concittadini rimarrebbe comunque il ricordo del suo viaggio negli Stati Uniti, a nostre spese, per promuovere in America Viterbo e le sue bellezze.

per Solidarietà Cittadina
Daniele Cario

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