Gli ultimi colpi di coda di un’amministrazione
fallimentare
Stanno
tentando di mettere le mani su quel che resta di un Comune trascinato allo
sbando da cinque anni, senza considerare i precedenti 15 amministrati dalla
medesima coalizione di centrodestra.
Vorrei provare a tracciare un bilancio di questo periodo di colpevole ed inesistente amministrazione.
Hanno
vinto le passate elezioni comunali promettendo un mirabolante aeroporto, che
fortunatamente si è palesato solo come una clamorosa bugia; dico fortunatamente
perché sarebbe stato solo fonte di inquinamento, con conseguenze irreparabili
in termini di impatto ambientale. Lo sbandierato ‘ritorno’ sociale ed economico
per la città non sarebbe valso quanto la contropartita: la compromissione di un
territorio di rilevante valore paesaggistico e l’abbandono di qualsiasi
possibilità di riqualificazione della zona termale.
Hanno promesso,
cinque anni fa, dearsenificatori per rendere potabile l’acqua avvelenata
dall’arsenico.
Li stiamo ancora
aspettando. Intanto, i Viterbesi continuano ad ammalarsi di tumore e a morire
per questo: i dati a questo riguardo mostrano una percentuale di incidenza che
nella nostra zona raggiunge livelli molto più elevati che altrove. Ma questo
sembra non interessare il nostro primo cittadino, che intervistato si trincera
dietro un signorile “Ma chi ce li dà i soldi?”, affermando di non avere
competenza né responsabilità al riguardo.
È
bene rammentare al sig. Marini, che in quanto sindaco ricopre il ruolo di
tutore della salute pubblica, che molte sarebbero state le cose che avrebbe
potuto fare, anche nella sua posizione di non responsabilità, per fornire
soluzioni a questo problema.
A
titolo di esempio, si sarebbe potuto proporre nel ruolo di coordinatore – chi
meglio di un sindaco? – per avviare un tavolo di trattativa e di confronto con
Talete, amministrazione provinciale, regione e università per trovare soluzioni
alternative agli impianti di dearsenificazione, caratterizzati da costi
notevoli di gestione, e nell’immediato per apportare una significativa
decurtazione al prezzo dell’acqua.
Qualora
questi avessero fatto orecchie da mercante, il sindaco avrebbe avuto facoltà di
mettere in mora per inadempienza Provincia e Regione. Il sig. Marini non lo ha
mai fatto. Forse perché si trattava di componenti del medesimo raggruppamento
politico, o forse perché il primo inadempiente era proprio lui.
Chissà
in che modo saranno stati impiegati i fondi che prima delle elezioni venivano
dichiarati essere disponibili: forse in una delle molteplici iniziative
intraprese dal sig. Fiorito.
Un
sindaco che ‘si accorge’ che la sua città è dilaniata dall’emergenza solamente
il primo gennaio 2013, un giorno dopo la scadenza della proroga della Comunità
Economica Europea sulla quantità massima di arsenico ammessa nell’acqua
potabile, emanando un’ordinanza di divieto assoluto di uso per scopi alimentari
dell’acqua che ci viene erogata dall’acquedotto, considerata potabile fino al
31 dicembre 2012, dovrebbe solamente vergognarsi.
Lui
era perfettamente a conoscenza da decenni dei danni che l’arsenico provoca alla
salute delle persone, consapevole che il suo menefreghismo e/o la sua
incapacità hanno certamente contribuito a creare sofferenza e morte, ribadisco
morte.
Solamente
per questo motivo il sig. Marini, che dovrebbe sentirsi moralmente obbligato a
dare le dimissioni, continua invece ad organizzare le ultime incursioni, alla
scadenza del suo mandato, con il tentativo di far passare il piano di rischio
di un aeroporto inesistente; affrettandosi a nominare i nuovi componenti delle
commissioni tecniche interne al comune, che buon senso e correttezza avrebbero
suggerito di lasciare di competenza alla nuova amministrazione che verrà.
Continua,
sempre alla fine del suo mandato, ad aggiudicare appalti ventennali per la
gestione della pubblica illuminazione, obbligando qualsiasi altra futura
amministrazione a sottostare alle sue scelte.
Appalto,
questo, al quale hanno partecipato due sole ditte, ma che comunque non
avrebbero potuto partecipare oltre le sette o otto , visto il particolare bando
di gara.
Hanno
continuato a bandire gare per il recupero della Valle di Faul, negli ultimi
giorni del loro mandato, continuando ad usare il solito criterio: interventi
slegati da un qualsiasi progetto unitario e nel più completo disinteresse per
la città storica, che non ha mai visto redigersi un piano di recupero.
Per
le grandi opere, quelle destinate ad avere un impatto importante su un
territorio di grande valore paesaggistico e pregevolissimo sotto il profili
storico artistico, non è stato mai fatto uso di concorsi di idee, nazionali o
internazionali, o di appalti concorso.
Non
si è voluto redigere il nuovo Piano Urbanistico Comunale Generale (ex P.R.G.),
ad oltre trenta anni dall’approvazione del vecchio strumento ancora in vigore,
malgrado siano già stati spesi migliaia di euro per uno studio preliminare
commissionato ad un gruppo di saggi.
E’
molto più comodo non avere linee guida a cui attenersi per la crescita e lo
sviluppo della città, è ancora più comodo avere le mani libere per approvare
piani da realizzare dove fa più comodo agli amici o agli amici degli amici,
caricando sulle spalle dei cittadini i costi di queste scelte (vedi Acqua
Bianca o Sbarri).
E’
più conveniente svendere il patrimonio pubblico per ripianare i buchi di
bilancio provocati da una pessima gestione economica, con i più sinceri
ringraziamenti dei nuovi acquirenti (vedi avviso pubblico di luglio 2012):
forse sarebbe stato meglio rinunciare a qualche onerosa consulenza.
E’
molto più facile, come proposto dal sig. Marini, demolire il complesso delle ex
Terme INPS (bene soggetto a tutela) contemporaneamente consentendo a chi vorrà
gestire il tutto di usufruire di un incremento di cubatura, piuttosto che
predisporre un piano di riassetto generale dell’intero sistema termale, come da
noi auspicato nel programma e nella lettera aperta inviata al sig. Marini
qualche tempo fa, dove lo avremmo ringraziato se fosse tornato a fare il suo
lavoro e avesse smesso di occuparsi di politica.
Visto
che non ha voluto seguire il nostro consiglio, saremmo veramente contenti se
con un gesto di ritrovato orgoglio fossero gli stessi viterbesi a decretare il
suo definitivo allontanamento.
Nella
memoria dei suoi concittadini rimarrebbe comunque il ricordo del suo viaggio
negli Stati Uniti, a nostre spese, per promuovere in America Viterbo e le sue
bellezze.
per Solidarietà Cittadina
Daniele Cario
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